Ripensavo a quando ti ho conosciuto. Era uno di quei pomeriggi infiniti che scolorano nel blu di un cielo appena appena stellato. E ci amavamo. Cristo, nessuno sa quanto ci amavamo. E volevamo raggomitolarci in un angolo buio della nostra mente. Soli. Al freddo. sul ripiano superiore del mobile all'estrema sinistra, il più possibile lontano dal frigorifero in cui erano stipati i rapporti di forza mondo libero/mondo comunista, e noi tutti sotto il congelatore, ci facevamo le zampogne. Ehi tesoro, non essere maleducata, come ti dicevo sempre prima che sorridendo mi dicessi , sei bono da paura e se non la smetti di stuzzicarmi poi non andare a piangere con nessuno intesi!!!!!??????? Quanto ci amavamo mlagrado tutto, quanto si tormentava la notte per me, per la mia vita - ricordi quanto ci piaceva la pioggia? guardavamo le foto di Hitler accanto a Molotov o facevamo un 69 oppure ci masturbavamo . Poi è arrivato lui: con i suoi colori tenui, la fluidità dei tessuti, la decostruzione delle giacche, la femminilità androgina e silenziosa. giulio mozzi. Letture, recensioni, segnalazioni di incontri e convegni, laboratori e corsi che ci hanno allontanati. Cosa ancora più grave, non ridevamo più e non ci guardavamo più negli occhi. Io cominciai a stare fuori a cena anche quando non vi era una reale necessità e Tu leggevi i libri di Welsh e poi alcuni me li passavi. poi col tempo è finito tutto . . e anche ora con il freddo della mia città che purtroppo ci accompagna per la maggior parte delle stagioni, penso a te e mi accorgo che non sarò mai solo perchè tu lo so non mi abbandonerai mai. Ma quello che c'era prima non era più in grado di andare avanti.; e quello che è rimasto, è bene ricordarlo, è il vuoto pneumatico di teste padane e rasate
